Prof. Ciro Basile Fasolo
 

Identità ed orientamento sessuale

L’IDENTITÀ

 

La sintesi, più o meno armonica, di componenti biologiche e ambientali contribuisce a delineare il concetto, decisamente complesso, di sesso. Intorno a questo concetto ruotano altri due elementi fondamentali della moderna sessuologia: il primo è quello di identità di genere da intendere, secondo l’intuizione di Money, come “il senso di se stesso”, l'unità e la persistenza della propria individualità “maschile o femminile”, oppure per meglio dire, come “esperienza di percezione sessuata di sé stessi e del proprio comportamento” (Money, Erhardt, 1977).


Il ruolo di genere è, invece, l’espressione esteriore dell’identità di genere, quasi come il compendio di tutti quei messaggi che l’individuo, maschile o femminile che sia, invia al mondo che lo circonda, manifestando, così, il grado, l’entità e l’armonia della sua sessualità. L’identità di genere diventa pertanto la percezione introspettiva, tutta personale, del ruolo di genere.

Ogni definizione, che è pur sempre un’indispensabile premessa metodologica, è frutto di vari compromessi e comporta spesso la sensazione di rendere statico, immutabile, al riparo da ogni tempesta, qualcosa di estremamente dinamico e polimorfo e che, per giunta, ha pochissima voglia di essere “contenuto”.

Senza dubbio, specialmente se osservati dal punto di vista rigorosamente biologico, i concetti di identità e di ruolo di genere viaggiano su binari ben precisi e, per molti versi, rassicuranti, ma appena li caliamo nella realtà clinica, così varia e articolata, manifestano tutto il loro polimorfismo e la loro vulnerabilità, esposti come sono a pressanti e inderogabili verifiche da cui si ritorna, a seconda dei risultati, potenziati o spinti a rimettere tutto in discussione. La percezione della propria identità di genere diventa così, in un certo senso e paradossalmente, come un vestito di cui certe volte siamo fieri, che indossiamo volentieri, che contempliamo compiaciuti nello specchio rappresentato dal mondo che ci circonda.

Altre volte, invece, scopriamo con angoscia, che lo stesso indumento aderisce male, forma una piega, ci deforma e non ci rappresenta, è quasi una caricatura: allora forse è tutto da rivedere se non proprio da gettare. Ma la biologia ha imposto i suoi ritmi e si presenta con rigorosa puntualità alle varie scadenze: la pubertà, la riproduzione, la terza età. Sono proprio queste le tappe critiche in cui l’identità e il ruolo di genere vengono messi alla prova, subendo una vera e propria verifica.

Dall’esito felice o meno di queste verifiche scaturisce la precisa percezione del concetto di salute sessuale da intendere come “l’integrazione degli aspetti somatici, affettivi, intellettuali e sociali dell’essere sessuato, realizzata secondo lo sviluppo di modalità che valorizzano la persona, la comunicazione e l’amore” (Oms, 1972). L’individuo, biologicamente determinato come maschio o come femmina, dopo la nascita inizia un lento sviluppo che porterà, attraverso varie tappe successive, a raggiungere una piena identità di sé e, conseguentemente, degli altri.


Riprendiamo, dunque, le componenti principali della IDENTITÀ che sono il Genere, il Ruolo e la Meta.


1- L’IDENTITÀ DI GENERE

 Corrisponde alla somma di percezioni, sensazioni, convincimenti etc che fanno sì che l’individuo si senta appartenere ad un sesso. In particolare, il genere di Identità nucleare, consiste in:

  1. Uniformità, unità e persistenza dell’individualità di una persona, quale maschio o femmina, specie come autoconsapevolezza esperita nel comportamento.
  2. Acquisizione dell’unità e della persistenza della propria individualità, soprattutto come percezione sessuata di sé stessi (da 2 a 3 anni).


2 - Il RUOLO


Corrisponde alla somma di comportamenti, atteggiamenti, espressioni per cui gli altri attribuiscono un individuo ad uno dei sessi.
Rappresenta l’espressione pubblica del Genere di Identità e si conferma soprattutto alla pubertà.


3 - LA META SESSUALE

 

Corrisponde all’individuo sessualmente definito verso cui si rivolgono attenzioni, sentimenti etc, che tendono a definire una relazione più o meno stabile con esso. Di solito si tratta di un individuo del sesso opposto.
Secondo Kolhberg (1986), gli stadi di sviluppo del concetto di genere, possono essere così suddivisi:

  1. IDENTITÀ DI GENERE: il bambino sa che lui o gli altri appartengono ad un sesso.
  2. STABILITÀ DEL GENERE: il bambino sa che i bambini diventeranno uomini e le bambine donne.
  3. CONSISTENZA DEL GENERE: il bambino sa che essere maschi o femmine si resta in ogni situazione e per tutta la vita.

Lo sviluppo e la consistenza dell’identità sessuale, nelle sue tre sottocategorie principali, si evolvono attraverso una dinamica, che vede in primis, la relazione tra l’individuo e l’ambiente, rappresentato nei primi periodi di sviluppo, dalla figura materna (o dal suo sostituto).

 

LO SVILUPPO PSICOSESSUALE

Modelli psicologici

Freud sviluppa (vedi successivamente) un modello, per cui il bambino entra nell’adolescenza attraverso un’articolata serie di significati erotici, che cercano oggetti e comportamenti appropriati.

Piaget ha evidenziato come stadi cruciali dello sviluppo evolvono con andamento a gradino, piuttosto che in maniera continua, come avviene per lo sviluppo del sistema nervoso motorio.

Erikson, ego-analista, vede il bambino che fa questa sua entrata con un numero di capacità, che sono rilevanti per gli incontri della adolescenza, ma non confinati ad essa, come la capacità di sviluppare l’intimità e la fiducia.

L’apprendimento sociale di Mischel, 1966. Secondo questo Autore, il comportamento è disegnato dalle sue conseguenze, incoraggiato o scoraggiato da premi o punizioni ed ogni modificazione è facilitata dal modellamento o dall’esempio di altri. Questo comportamento è uguale per gli animali e per l’uomo.

L’apprendimento cognitivo di Kohlberg, 1966. Valido solo per l’uomo: gli stimoli che colpiscono l’individuo e le risposte conseguenti sono cognitivamente organizzate secondo categorie con conseguenze positive (premio) o negative (punizione) secondo la categoria assegnata. L’Autore così dipinge la differenza tra apprendimento sociale e cognitivo: sec. il sociale -io voglio essere premiato, io sono premiato per fare cose da ragazzo, dunque, io voglio essere un ragazzo-; sec. il modello cognitivo -io sono un ragazzo, dunque, voglio fare cose da ragazzo, quindi, l’opportunità di fare cose da ragazzo è premiata-. Così, ogni premio dato per il comportarsi come un ragazzo, attraverso processi cognitivi, rafforzerà il concetto di essere un ragazzo, mentre scarsi premi o punizioni per questo comportamento indeboliranno tale convinzione.


In realtà, i due modelli di sviluppo, sociale e cognitivo, interagiscono a vari livelli di sviluppo.

L’approccio sociologico

Infine, recentemente, sociologi come Gagnon e Simon, in accordo con il modello cognitivo, parlano di scripts (copione-scrittura), che orientano gli individui nelle varie situazioni e giocherebbero un ruolo nello sviluppo sessuale. Questi scripts -schemi mentali- acquisiti dal gruppo sociale, in particolare dal gruppo dei pari-età nell’adolescenza, contribuirebbero a attribuire significati agli stati interni, ad organizzare sequenze di uno specifico atto sessuale, a decodificare nuove situazioni, a porre limiti per la risposta sessuale a associare aspetti non-sessuali della vita alla esperienza sessuale.

Modelli eclettici.

Partendo da modelli eclettici (Serbin e Spafkin, 1987), Bancroft (1989), elabora un modello per cui lo sviluppo sessuale si articola attraverso vari filoni di sviluppo:

  1. La differenziazione sessuale in maschio e femmina e lo sviluppo dell’identità di genere.
  2. La responsività sessuale
  3. La capacità di sviluppare una stretta relazione diadica

Questi tre filoni passano attraverso vari Stadi

  1. Lo stadio prenatale
  2. L’infanzia
  3. L’adolescenza e la precoce età adulta
  4. Il matrimonio o la formazione di una relazione sessuale stabile
  5. La parentalità precoce e tardiva
  6. L’età media

In particolare i tre filoni principali, separati nell’infanzia, si intersecherebbe fra di loro nell’adolescenza, per poi intricarsi ed evolvere congiuntamente nella età adulta.

Prof. Ciro Basile Fasolo » Specialista in Andrologia, Perfezionato in Sessuologia Medica, Perfezionato in Bioetica
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comunicazione, etica, bioetica, andrologia, sessuologia,medico, scrittore
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