Prof. Ciro Basile Fasolo
 

Principali Patologie

 

Testicolo ritenuto o criptorchidismo

Si definisce criptorchidismo la mancata discesa del testicolo nel sacco scrotale. Il criptorchidismo può associarsi ad altre anomalie del tratto genito-urinario. Questa patologia rappresenta l’anomalia più frequente dell’apparato urogenitale in età pediatrica e colpisce il 3-5% dei nati a termine ed il 9-30% dei pretermine. In Italia, dove ogni anno vi sono circa 300.000 nati a termine e 200.000 pretermine, si possono ipotizzare dai 10.000 ai 90.000 casi. Il criptorchidismo è bilaterale nel 15-20% dei casi, mentre al termine del primo anno di vita questa percentuale scende all’1% e alla pubertà si riduce allo 0.6-0.7%.
La “discesa” dei testicoli si realizza nel giro di sei-sette mesi nel corso della gravidanza, a partire dalla sesta settimana circa per terminare talvolta nei primi mesi dopo la nascita.
Si definisce, invece, <ritenzione testicolare> la condizione per cui i testicoli sono localizzati in una delle regioni percorse normalmente nella loro "discesa" nello scroto ed <ectopia testicolare> quando invece si arrestano in un punto al di fuori del tragitto del percorso previsto per la loro “migrazione” dalla cavità addominale allo scroto.
Il testicolo anomalo si trova in un punto qualsiasi del tragitto che normalmente compie durante la vita fetale dal polo inferiore del rene allo scroto attraversando il canale inguinale. L'interruzione di questo cammino fisiologico porta ad avere il testicolo situato in una loggia diversa da quella normale che è quella costituita dallo scroto: il più delle volte il testicolo nel sottocutaneo della regione inguinale od in sede sottofasciale in pieno canale inguinale. In tali casi nello scroto esiste un solo testicolo (quello disceso normalmente) e quindi l'altro è "nascosto ( dal greco cryptos, nascosto)".
Questa condizione si associa ad una alterazione del funzionamento del testicolo con effetti non solo sulla produzione degli spermatozoi, ma per la maggiore tendenza allo sviluppo di tumori maligni del testicolo

Il criptorchidismo può essere sostenuto da diverse cause, come quelle anatomiche rappresentate principalmente dalla brevità congenita dell’arteria spermatica, dall’inserzione anomala del gubernaculum testis, dall’agenesia dell’orifizio inguinale e da un’insufficiente pressione intraddominale del feto. Nella maggior parte dei casi peraltro si ritiene che il criptorchidismo si presenti in soggetti affetti da disgenesia gonadica, cioè un quadro complesso di anomalie dello sviluppo dell’apparato sessuale e urinario nel corso della gravidanza. In molti testicoli criptorchidi infatti si rilevano lesioni istologiche già alla nascita, suggerendo che l’anomalia è intrinseca al testicolo piuttosto che essere secondaria alla sua localizzazione anomala. La sua incidenza sembra essere aumentata in questi ultimi 30 anni, verosimilmente a causa di anomale esposizioni ambientali, soprattutto agli estrogeni, pesticidi, radiazioni etc. Questo aumento, sarebbe anche correlato anche ad un aumento di incidenza di cancro del testicolo, ad una riduzione della qualità seminale e ad un incremento dei casi di ipospadia.
La diagnosi precoce ed una corretta gestione del testicolo non disceso sono necessari per preservare la fertilità e per migliorare le possibilità diagnostiche precoci di malignità testicolari. 

 Varicocele

Il varicocele è una dilatazione varicosa delle vene nello scroto.
I testicoli ricevono il sangue dall'arteria testicolare che è situata all'interno dell'addome; il sangue viene quindi trasportato via attraverso una serie di piccole vene localizzate nello scroto (plesso pampiniforme). Da qui il sangue refluisce nella vena spermatica interna (vena testicolare), che a sua volta trasporta il sangue di ritorno al cuore attraverso la vena cava fino al cuore.
In alcuni uomini le vene attorno al testicolo possono dilatarsi; le vene dilatate sono definite come varicocele.
Il varicocele è piuttosto comune. Appare in circa il 15% dei ragazzi tra i 15 e i 25 anni, e inizia prevalentemente durante la pubertà. Una possibile interpretazione sul meccanismo alla base della formazione del varicocele viè il fatto che durante la pubertà i testicoli aumentano velocemente di dimensioni e necessitano di un maggior afflusso di sangue; in tal caso le valvole nelle vene non funzionano come dovrebbero, queste non riescono più a sopportare questo carico extra dai testicoli. Perciò, sebbene la maggior parte del sangue continui a fluire nella giusta direzione, una parte inizia a refluire, creando un varicocele.
È da notare il fatto che il varicocele si presenta soprattutto nella parte sinistra dello scroto, forse perché a sinistra la vena spermatica interna si innesta nella vena renale con un angolo retto diversamente dalla gemella di destra che si getta nella vena cava, con un angolo acuto . Più raro è il caso di un varicocele su entrambi i lati.
I segni e i sintomi
Nella maggior parte dei casi non si hanno sintomi evidenti. Un ragazzo può non accorgersi affatto di avere un varicocele. Fino a quando la leva militare è stata obbligatoria molti ragazzi scoprivano la patologia in sede di visita medica. Tuttavia, ora che quest'obbligo è stato eliminato, è opportuno un controllo in età adolescenziale anche in assenza di sintomi. Se ci sono, questi tendono a presentarsi con il caldo, dopo un esercizio come lo sport o lavori che il sollevamento di pesi, un rapporto sessuale, oppure dopo un tempo prolungato stando seduti o in piedi. I segni più comuni includono un dolore sordo nel/i testicolo/i, un senso di pesantezza allo scroto; la percezione di vene dilatate nello scroto, una sensazione di fastidio al testicolo o in una parte dello scroto, la percezione di un testicolo più piccolo nella parte dove c'è il varicocele, anche se lo scroto nel complesso può apparire più grande.
Diagnosi
La prima diagnosi dovrebbe essere effettuata dai genitori e dal medico di famiglia o dal pediatra che segue il bambino nel corso della sviluppo. Successivamente , è opportuno rivolgersi ad uno specialista come l’andrologo per la successiva gestione , sia in termini di patologia locale sia per la prevenzione della infertilità .
Conseguenze
Il varicocele può anche interferire con la produzione e la qualità degli spermatozoi e più in generale della funzione testicolare fino a causare un' atrofia del testicolo

 

Infertilità maschile

Si può definire Infertilità in accordo con l’American Fertilitity Association una malattia che risulta in un anomalo funzionamento del sistema riproduttivo (http://www.theafa.org/faqs/afa_infertilityfacts.html  ).
L'International Council on Infertility Information Dissemination (INCIID, Consiglio Internazionale per la Diffusione di Informazioni sull'Infertilità- http://www.inciid.org/  ) considera una coppia sterile se non c'è stato concepimento dopo un anno di rapporti non protetti, o dopo sei mesi per donne oltre i 35 anni oppure c'è incapacità di portare a termine la gravidanza. Una coppia sana di circa 25 anni con rapporti sessuali regolari ha una possibilità su quattro di riscontrare una gravidanza in qualsiasi mese dell'anno. Si definisce infertilità la mancanza di concepimento dopo 12 mesi di rapporti liberi non protetti. E’ fondamentale che la frequenza dei rapporti sia adeguata, e cioè di almeno due volte a settimana. In passato si riteneva che la mancanza di concepimento dipendesse soprattutto dalla donna. Gli studi condotti negli ultimi anni hanno invece dimostrato che almeno nel 50% dei casi è l’uomo ad avere una ridotta capacità riproduttiva. Si può distinguere tra infertilità maschile primaria, quando l’uomo non ha mai fecondato alcuna donna, e infertilità maschile secondaria, quando l’uomo ha già fecondato una donna (partner attuale o precedente). In questo secondo caso, normalmente le chance di recuperare la fertilità sono maggiori rispetto all’infertilità primaria. Secondo l'Assocazione Americana per la Medicina Riproduttiva (American Society for Reproductive Medicine (ASRM http://www.asrm.org/  ), la infertilità colpisce circa 6,1 milioni di persone negli Stati Uniti, ossia il dieci percento della popolazione in età fertile.

La sterilità femminile conta per un terzo dei casi di infertilità, quella maschile per un altro terzo, infertilità combinata per il 15% e il resto rimane "inspiegato". La "infertilità secondaria" è la difficoltà di concepire dopo aver già concepito è portato a termine una normale gravidanza. Oltre a varie condizioni mediche, essa potrebbe essere l'effetto dell'età e dello stress avvertito nel fornire un fratello al primo figlio. Tecnicamente, non si parla di infertilità secondaria se uno dei partner è cambiato.

Secondo una stima dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, circa il 10-20% delle coppie nei paesi industrializzati soffre di problemi di fertilità. Per quanto riguarda in particolare l’infertilità maschile in Italia, un dato certo è che, nonostante negli ultimi anni gli uomini abbiano preso maggior coscienza del loro ruolo primario nelle difficoltà legate al concepimento, nella gran maggioranza dei casi non fa prevenzione e non consulta l’andrologo preventivamente, per cui la maggior parte dei casi di infertilità maschile hanno origine da patologie uro-genitali, che in diversi casi si possono prevenire o curare. Sebbene l’infertilità maschile diventi oggetto di attenzione da parte degli uomini solo nel momento in cui cercano un figlio, i problemi che potranno portare ad alterazioni riproduttive possono sorgere fin da bambini. Si stima infatti che il 50% dei giovanissimi soffra di affezioni genitali. Durante la visita di leva, si scopre che il 10-20% dei ragazzi soffre di varicocele. Intorno ai 18 anni, 1 ragazzo su 2 è a rischio infertilità.


Sono numerosi i fattori di rischio che possono influenzare negativamente, per tutto l’arco della vita di un uomo, la sua capacità riproduttiva, determinando situazioni di infertilità transitorie o definitive. Alcuni di questi fattori possono essere transitori e pertanto non incidere in maniera definitiva sulla capacità riproduttiva dell’uomo:

  • Febbre: quando la febbre supera i 38,5 °C può alterare la spermatogenesi per un periodo fra i 2 e 6 mesi.
  • Terapie: farmacologiche, chirurgiche, radianti. Alcuni tumori e il loro trattamento possono avere un effetto soppressivo sulla fertilità. L’arresto definitivo della spermatogenesi può essere causato dall’irradiazione in zona genitale o da farmaci antitumorali (es. agenti anchilanti).
  • Trattamenti chirurgici. Una depressione temporanea della spermatogenesi può verificarsi a seguito di un intervento chirurgico (sopratutto se effettuato in anestesia generale) e durare 3-6 mesi. Alcuni interventi sull’apparato genito-urinario possono determinare in alcuni casi una riduzione definitiva della fertilità.
  • Infezioni urinarie. Episodi ricorrenti e trattamenti inadeguati possono essere associati a danni testicolari e epididimari per reflusso ascendente con conseguente scarsa qualità del liquido seminale.
  • Malattie trasmesse sessualmente. Alcune malattie a trasmissione sessuale, quali la sifilide, la gonorrea, le infezioni da Chlamydia trachomatis, Lymphogranuloma venereum e il virus HPV, possono rappresentare fattori di rischio per la fertilità. Occorre indagare durante l’anamnesi del paziente il numero di episodi, il trattamento e i mesi trascorsi dall’ultimo episodio.
  • Infiammazioni Genitali. Un esempio è dato dalla epididimite. L’epididimo è una formazione allungata posta lungo il margine posteriore del testicolo, i cui dotti allungati servono per il deposito, il transito e la maturazione degli spermatozoi. Si deve distinguere tra epididimo-orchite (dolore acuto, grave e generalizzato) e epididimite cronica (dolore subdolo, episodico, solo talora ben localizzato e ricorrente).
  • Infezioni virali. Classica l’orchite postparotitica, solitamente associata alla parotite (orecchioni), ma può comparire anche in caso di infezioni virali da coxsackie o herpes e più raramente forme batteriche. La parotite prima della pubertà, così come la parotite che non determina orchite, non interferiscono con la fertilità e non sono quindi considerati veri fattori di rischio.
  • Varicocele. La dilatazione venosa associata al varicocele si associa talora all’infertilità, ma non è ancora noto il rapporto causa/effetto delle due condizioni. Rispetto all’influenza sulla fertilità del varicocele, è necessaria un’anamnesi molto approfondita del paziente.
  • Criptorchidismo
  • Traumi e torsioni testicolari: sono fattori di rischio in particolare i casi accompagnati da danno tissutale, come l’ematoma scrotale, emospermia, ematuria, atrofia testicolare conseguente al trauma. Per quanto riguarda i microtraumi, solitamente più comuni, non è nota la loro azione.
  • Psiche e Ambientalo: stress, i fattori ambientali (inquinamento) e gli stili di vita scorretti (abuso di alcool, fumo, uso di droghe, eccesso di caffè).

Infertilità e Disfunzioni Sessuali

Le disfunzioni sessuali cui possono associarsi problemi di fertilità sono l’eiaculazione retrograda (che non consente la deposizione del seme in vagina poiché viene eiaculato nella vescica) e la disfunzione erettile (l’incapacità a raggiungere o mantenere un’erezione sufficiente per un rapporto sessuale soddisfacente). E’ frequente che alcuni uomini manifestino disturbi della sessualità di natura psicologica in risposta alla diagnosi e alle procedure terapeutiche per la cura dell’infertilità.

Sottoporsi ad un trattamento per aumentare le possibilità di concepire un bambino è un procedimento particolarmente stressante in quanto significa essere continuamente oggetto di esami, oltre che dover programmare i rapporti sessuali con la partner o la raccolta del seme. Le disfunzioni sessuali quindi, se da un lato rappresentano una possibile causa di infertilità, dall’altro possono diventare frequentemente anche una conseguenza dei trattamenti contro l’infertilità. L’importanza di risolvere tali disturbi nasce, quindi, anche dalla necessità di aiutare il paziente a seguire nel miglior modo possibile le cure e i trattamenti contro le problematiche relative alla sua capacità riproduttiva. In taluni casi si è ricorre a farmaci in grado di aiutare il sistema erettive permettendo di portare avanti un programma di procreazione Medica Assistita (PMA).


Possibili cause di infertilità maschile possono essere anche classificate come:


Cause pretesticolari

  • Problemi endocrini, es. diabete mellito, disordini della tiroide
  • Disordini ipotalamici, es. Sindrome di Kallmann
  • Iperprolattinemia
  • Ipopituitarismo
  • Ipogonadismo a vario titolo
  • Criptorchidismo
  • Cause psicologiche
  • Intossicazioni da droghe, alcool, sostanze chimiche ...
  • Avitaminosi
  • Irradiazione con raggi x o gamma
  • Fonti di calore che elevino la temperatura testicolare in modo costante e continuativo

 

Cause testicolari

  • Cause genetiche, es. Sindrome di Klinefelter
  • Neoplasma, es. seminoma
  • Insuccesso idiopatico
  • Varicocele
  • Trauma
  • Idrocele
  • Parotite epidemica

Cause posttesticolari

  • Ostruzione del Dotto deferente
  • Infezione, es. prostatite
  • Eiaculazione retrograda
  • Ipospadia
  • Disfunzione erettile


Una Traslocazione Robertsoniana in uno dei soggetti può causare aborti ricorrenti o completa sterilità.

 

La torsione testicolare

La torsione del testicolo, meglio definita torsione del funicolo spermatico, rappresenta una vera e propria emergenza urologica, un cosiddetto quadro di <scroto acuto> in quanto se la diagnosi e la terapia non vengono fatte rapidamente si può arrivare alla atrofia testicolare.


Quando il cordone spermatico si torce, cosa che avviene lungo il proprio asse, si verifica in un primo tempo il blocco venoso, seguito dall’edema e, successivamente, la perdita del flusso arterioso. La torsione del testicolo si verifica sia nell'infanzia che nell'età adulta con un picco di frequenza di 1 caso ogni 160 in un range di età compreso tra i 15 e 25 anni.


Con la torsione completa i tubuli seminiferi può subire un danno già entro 1 o 2 ore; questo peggiora dopo 4 ore, mentre il testicolo risulta non vitale spesso dopo 6 ore.


Il testicolo può torcersi e detorcersi, in base a quanto lasso è il legamento che lo ancora allo scroto, impedendogli normalmente movimenti anomali.


Quando la condizione di torsione perdura da meno di 24 ore vi sono maggiori probabilità di salvare il testicolo rispetto a pazienti che hanno i sintomi da più di 24 ore.


Nella maggior parte dei casi (si calcola intorno ai due terzi) la torsione avviene tra 12 e 18 anni, con una incidenza lentamente decrescente con l’aumentare dell’età, anche se la torsione può presentarsi in epoca prenatale, neonatale, e in qualunque periodo dell’età adulta.


Le cause non sono sempre chiare: ad esempio nel periodo prima e subito dopo la nascita la torsione ha è legata al fatto che il testicolo è abnormemente mobile all’interno dello scroto, a causa della lassità o della totale mancanza di supporti anatomici di fissazione allo scroto (torsione extravaginale). Nelle successive età della vita, in alcuni casi vi è una predisposizione alla torsione a causa di una anormalità dell’innesto della tunica vaginale sul funicolo (torsione intravaginale), mentre fattori scatenanti possono risultare una attività, come uno sforzo, i traumatismi, l’attività sessuale.

Il paziente affetto da torsione del funicolo avverte solitamente un improvviso dolore in sede testicolare, seguito da tumefazione scrotale e da rossore. Il dolore si può propagare lungo il canale inguinale e nel basso addome. Spesso sono presenti altri segni comuni a patologie acute come una appendicite o una colica renale, cioè la nausea e il vomito.


Visibilmente, il testicolo appare gonfio e molle e di solito è retratto in alto ed inoltre difficilmente mobilizzabile lungo il proprio asse per l’eccessivo dolore.

E’ di vitale importanza per la salvaguardia della integrità anatomica e funzionale del testicolo che la condizione di torsione testicolare sia trattata al più presto ovvero non appena di manifestano i sintomi , perché fatta la diagnosi è necessario eseguire la detorsione e l’orchidopessi (posizionamento ed ancoraggio del testicolo in sede scrotale).


Anche nei casi dubbi, in cui la diagnosi di torsione non viene posta in maniera certa, il paziente che presenta una sintomatologia acuta scrotale , deve essere sottoposto alle varie indagini (eco-color Doppler scrotale, ecografia scintigrafia scrotale con radioisotopi etc) del caso. La storia clinica di un dolore improvviso unilaterale ed ingravescente accompagnato o no da dolore addominale nausea e vomito, con risalita evidente ed obiettivabile del testicolo interessato spesso anche ingrossato, devono sempre far sospettare tale evenienza.

Prostatite, prostatovescicolite, prostatodinia

Per prostatite si intende l'infiammazione della prostata, ghiandola presente nell'uomo che partecipa alla formazione del liquido seminale, da cui possono derivare problemi di fertilità e di minzione, per via della sua posizione sottostante la vescica urinaria. La prostatite interessa almeno un terzo della popolazione maschile ogni anno, ma forse anche una percentuale maggiore.

I sintomi di prostatite sono solo abbastanza chiari solo in caso di condizioni infiammatorie acute , mentre nelle forme croniche sono spesso sfumati e confusi con altre patologie. Di conseguenza la valutazione e terapia avvengono con molto , talora in corso di valutazioni periodiche o per generici fastidi in sede genitale o per eiaculazione precoce o deficit erettivo o in caso di controlli per infertilità.


Colpisce individui in età fertile, fra il 5-10% secondo statistiche europee. Dieta, sedentarietà ed alcune attività sportive possono influire.

Prostatite acuta

Si tratta di una condizione acuta secondaria a infezioni del sangue per altre patologie o ad infezioni acute per via ascendente come le uretriti e le cistiti o a manovre chirurgiche. Si manifesta con febbre alta, brividi, dolore perineale, disturbi della minzione. L'individuazione dei germi responsabili si può realizzare per urinocoltura. All'esplorazione rettale la prostata appare molto dolente, calda e gonfia. Una prostatite batterica è sostenuta per lo più da organismi Gram-negativi soprattutto Escherichia coli (80% dei casi), quindi Klebsiella, Enterobacter, fra i Gram-positivi lo Streptococcus faecalis. Le vie di intrusioni possono essere l'uretra o il retto. In alcuni casi si isolano germi come Chlamydia trachomatis e Ureaplasma urealyticum.

Postatite cronica

Spesso non da alcun sintomo oppure sono presenti sintomi che il paziente confonde con altre situazioni, come le emorroidi, una cistite, una uretrite, magari secondaria ad una rapporto sessuale vigoroso. Il paziente può lamentare una sensazione di non completo svuotamento vescicale dopo la minzione, oppure vi è uno sgocciolamento di poche gocce ( sintomo molto fastidioso perché lascia gli indumenti bagnati), oppure il paziente avverte la sensazione di qualcosa nel retto, o di bucature in tale sede; talvolta fitte o dolori a tipo bucatura sono rilavati in sede scrotale o sotto il glande o durante o dopo l’eiaculazione, talvolta invece si possono accusare dolori in sede scrotale simili a quelli di una epididimite. Talvolta si ha la sensazione di dover urinare, anche subito dopo una minzione, altre volte vi è qualche difficoltà nell’avvio della minzione o vi è una franca riduzione della forza del mitto, ovvero del getto, si dell’urina che dello sperma, per cui l’eiaculazione non avviene regolarmente, ma il seme <sgronda>.

In caso di prostatite cronica, la febbre è quasi sempre assente e l'esplorazione rettale può dare risultati incerti.

Prostatite abatterica/sindrome da dolore pelvico (prostatodinia)

I sintomi sono sovrapponibili a quelli della prostatite batterica cronica, ma l'esame colturale risulta negativo. Si discute sul ruolo di Chlamydia trachomatis e Ureaplasma urealyticum.

Le cause della prostatite – le diverse forme citate hanno cause comuni in cui solo la sovrapposizione, le diverse intensità ed i tempi di persistenza danno luogo alle tre diverse forme, le quali pertanto possono passare una all’altra in continuo, soprattutto quando trascurate o non valutate o non trattate adeguatamente e risolte.


Le cause principali sono:
<microrganismi> con un ruolo che sembra sempre meno essere il protagonista dello stato infiammatorio, rivelandosi essi dei colonizzatori opportunisti che crescono qualora ci siano le condizioni adeguate per il loro sviluppo
<le disfunzioni intestinali> , soprattutto quelle del sigma-retto con evacuazione irregolare possono essere elemento favorente lo sviluppo di batteri e di congestione pelvica che poi inducono prostatite o essere alla base del trasferimento interno per via linfatica dei microrganismi
<l'alimentazione> irregolare e non equilibrata nei suoi componenti, l'assunzione eccessiva e continua di superalcoolici o di alcoolici a dosi consistenti rappresenta un elemento importante di intossicazione che favorisce la risposta infiammatoria prostatica o che ne riduce le capacità reattive e riparative per carenza di alcuni nutrienti
<il fumo> che agisce sia a livello tossico diretto ( basti pensare all’azione di sostanze con la diossina a livello della parete vescicale), sia per alterazione dei flussi vascolari che per inibizione delle capacità di riparazione e di difesa
< uno stile di vita sedentario>, particolarmente lo stare seduti per molte ore, magari combinato al microtraumatismo da scosse, tipico di chi sta alla guida per molte ore.
< il tipo di attività sessuale> . Una attività sessuale episodica o una astinenza eiaculatoria per periodi medio-lunghi riduce tutta l’attività secretoria prostatica e l'eliminazione per espulsione degli spermatozoi invecchiati o degenerati, aumentando il rischio di produzione di residui tossici e iperossidanti ad attività infiammatoria; diversi studi hanno dimostrato che tale causa agisce con frequenza tanto maggiore quanto maggiore è l'intervallo eiaculatorio, definendo l'intervallo massimo concorrente alla prevenzione in 4-5 giorni . In altri casi possono alla lunga causare uno stato di sofferenza prostatica la tecnica detta dello squeeze (lo stop all'eiaculazione , effettuato con compressione manuale alla base del glande, come metodo anticoncezionale o come metodo di blocco per il controllo dell'eiaculazione precoce o come metodo usato dagli adolescenti per non sporcare;
< patologie uretrali e prepuziali> tipo le stenosi (restringimenti) dell'uretra e/o del meato uretrale esterno postinfiammatori, le disfunzioni dell'uretra prostatica (collo vescicale) con retrodiffusione intraprostatica dell'urina, la fimosi e la parafimosi con le patologie infettivo-infiammatorie connesse (balanopostiti)
<lo stress e il tono dell’umore> . Queste condizioni si associano ad alterazione o produzione di varie sostanze , come le citochine in grado di accentuare fenomeni infiammatori in vari organi. E’ anche possibile la correlazione opposta , per cui sostanze prodotte in corso di infiammazione in sede prostatica si dimostrino in grado di agire sul tono dell’umore (di solito in senso depressivo) o di favorire la riduzione delle capacità difensive e riparative generali dell'organismo e locali pelvico-prostatiche
<manovre chirurgiche> come il cateterismo uretrale e possono avere un effetto psicologico profondo.

Pene curvo congenito, Pene curvo acquisito, Malattia di de La Peyronie, Induratio penis plastica


Pene curvo congenito

Durante lo sviluppo del pene si possono creare dei difetti di spessore e di elasticità delle fasce di rivestimento del pene. Il pene curvo congenito può essere associato o meno ad ipospadia.
L’incidenza del pene curvo congenito, secondo alcuni autori, è dello 0,037%. Il pene ha una curvatura ventrale nel 50% dei casi, laterale nel 25% (20% a sinistra e 5% a destra), una combinazione fra ventrale e laterale nel 20% e dorsale nel 5% dei casi. Il grado di deviazione è variabile: maggiore di 60° nel 16% dei casi; fra 30 e 60° nel 44%; meno di 30° nel 40% dei casi. Nel recurvatum congenito il pene ha di solito una lunghezza maggiore rispetto alla media.


Esistono vari tipi di recurvatum ma il più frequente, tipo 4, è secondario ad anomalia di sviluppo dei corpi cavernosi con uretra e fasce di rivestimento normali, ed il tipo 2, con uretra e corpi cavernosi normali ma anomalie di alcune fasce.


Pene curvo acquisito o Malattia di La Peyronie o Induratio Penis Plastica

La malattia prende il nome dal chirurgo di Luigi XV di Francia, Francois de La Peyronie (1743). L’esordio avviene con un fenomeno infiamatorio-immunitario di panvasculite, cioè una arterite, capillarite e venulite in una zona di corpo cavernoso, con esito succesisiavemnet in una cicatrice, detta placca. Si determina, così, una zona di ridotta elasticità e conseguente recurvatum omolaterale alla placca. Nella tunica albuginea si evidenziano due strati di fibre elastiche: circolari interne e longitudinali esterne. Le fibre del setto hanno una disposizione a ventaglio e si intrecciano con le fibre dello strato interno della tunica. Quando il pene è in erezione si ha uno stiramento di queste fibre.


L’origine della IPP sono varie : infettiva, autoimmune, traumatica. Molti autori ritengono il trauma da coito l’effetto scatenante la malattia, su di un substrato di anelasticità tissutale che è la condizione predisponente. Se durante l’erezione si ha un brusco ripiegamento del pene con probabile rottura delle fibre del setto si forma un ematoma e conseguente riparazione con cicatrice.


La rapidità di perdita di elasticità del tessuto può avere un carattere familiare e comunque e direttamente proporzionale all’età, aggravato da fumo, diabete, ipertensione, in generale da tutti i fattori di rischio cardiovascolare, da traumatismi continuativi, da infezioni uretrali ricorrenti etc. Il trauma non deve essere necessariamente grave ma sufficiente a delaminare le fibre del setto dalle fibre circolari interne dell’albuginea. Il trauma, come abbiamo detto, determina un ematoma che a sua volta innesca un meccanismo auto immunitario su cui si forma la cicatrice. Il tempo di rimodellamento dell’ematoma e della cicatrice richiede circa un anno.


La malattia di la Peyronie colpisce di solito uomini di mezza età e raramente giovani ed anziani.
L’inizio della malattia può essere acuto o insidioso. Il paziente ricorda o meno il trauma, accusa dolore durante le erezioni successive e può notare un rigonfiamento con minima curvatura che poi si è accentuata.
La malattia di La Peyronie e la disfunzione erettile sono spesso associate. La malattia di la Peyronie di per sè non è causa di disfunzione erettile ma può precederla. La deviazione del pene associata o meno ad una eventuale retrazione, il dolore e in definitiva una impossibilità funzionale solitamente hanno un effetto psicologico profondo, in un uomo che spesso, ma non sempre, viene ad essere  limitato nella sua possibilità di esplicare una funzione che non è solo di organo ma anche relazionale.

Prof. Ciro Basile Fasolo » Specialista in Andrologia, Perfezionato in Sessuologia Medica, Perfezionato in Bioetica
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