| LO SVILUPPO SESSUALE Anche se le ultime acquisizioni in tema di fisiopatologia della riproduzione stanno indubbiamente cambiando qualcosa nella “tradizione” riproduttiva, è tuttora pensabile che per molti anni ancora la riproduzione e, quindi, la sopravvivenza della specie umana rimarrà ancorata alla possibilità di una congiunzione sessuale. Tale congiunzione ha le sue regole precise e le sue esigenze: prima di tutto l’esistenza e la coesistenza di due sessi che differiscano non solo per aspetti genetici, anatomici e funzionali, ma anche per tutto un patrimonio estremamente eterogeneo, fatto di “storia” personale, di esperienza, di vissuti. Lo sviluppo dell’individuo, dalla fase embrionale alla maturità sessuale, si evolve attraverso processi dinamici e numerose influenze. Vari modelli teorici sono stati proposti, anche se nessuno, al momento è in grado di prevedere l’evoluzione di un individuo, ma, piuttosto, di spiegare a posteriori gli eventi passati. Numerosi studiosi hanno messo in luce aspetti legati a determinanti innati (natura), mentre altri hanno sviluppato le componenti ambientali (allevamento, nutrizione). DIMORFISMO SESSUALE. I VARI “SESSI”. Identità e diversità: generalità e cenni storici. Identità e diversità sono concetti relativi, che dipendono dal punto di vista e dal livello di analisi che si adottano. “Uguali come due gocce di acqua”, si suole dire, ma basta un’analisi microscopica per svelare le profonde differenze, che esistono fra una goccia e l’altra. Lo stesso vale per quasi tutte le forme, naturali e artificiali. All’apparente identità a livello macroscopico corrispondono differenze microscopiche notevoli ed è vero anche l’opposto: strutture diversissime fra loro rivelano, con il procedere dell’analisi, somiglianze inaspettate. L’enorme varietà delle forme viventi, per esempio, nasce dalla combinazione di pochi elementi, sempre uguali per tutti: le basi del DNA. Dice Francois Jacob: “per modificare profondamente la forma, il funzionamento ed il comportamento finale, cioè dell’animale adulto, sono sufficienti piccoli cambiamenti che ridistribuiscono nel tempo e nello spazio le stesse strutture. Si tratta di usare gli stessi elementi, di riaggiustarli, tagliando qua e là, di esporli in combinazioni differenti per produrre oggetti nuovi di complessità crescente, come fare del bricolage (...). Ciò che distingue una farfalla da un leone, una gallina da una mosca o un verme da una balena, non sono le differenze nei costituenti chimici, quanto la loro organizzazione e distribuzione”. E ancora Hesse: “ogni uomo (...) non è soltanto lui stesso: è un punto unico, particolarissimo, in ogni caso importante, curioso, dove i fenomeni del mondo si incrociano una volta sola, senza ripetizione. Perciò, la storia di ogni uomo è importante, eterna, divina, perciò ogni uomo, fintanto che vive in qualche modo e adempie il volere della natura, è meraviglioso e degno di ogni attenzione”. Il problema della differenziazione sessuale ha appassionato da sempre uomini di scienza e di cultura. Omero riteneva che le cavalle fossero fecondate dal vento e Aristotele, seguendo tale linea di pensiero, riteneva che i venti del nord determinavano il concepimento dei maschi, quelli del sud di femmine. Egli, inoltre, postulò con notevole preveggenza che la castrazione precoce potesse indurre alterazioni fenotipiche. Nella mitologia, figure di intersessi ed ermafroditi sono descritte e talora venerate come esseri semidivini. All’epoca imperava e per molti secoli dominerà, successivamente, fino al moderno Illuminismo, la concezione monomorfa della sessualità. Maschio e femmina rappresentano la stessa cosa: solo che nella femmina gli organi sessuali maschili sono rovesciati, invertiti: così, l’utero è il pene, la vagina lo scroto rovesciato e le ovaie, i testicoli. Dice Galeno di Pergamo (II sec.) “tutte le parti che hanno gli uomini le hanno anche le donne (...); se rivolti all’esterno quelle femminili e volti e pieghi, per così dire, all’interno le parti maschili, le troverai uguali fra loro” e ancora “le donne sono uomini rovesciati e, quindi, meno perfetti”. La visione è uniformata ad una visione dei fatti, anche anatomici, visti in chiave maschile e la biologia si limita a registrare verità di ordine superiore, con aspetti di ordine cosmico. A questa visione è uniformato anche il lessico anatomico, tanto che fino al secolo XVIII le ovaie saranno chiamate didimi femminili: così si esprimeva De Graff nel suo De mulierum organis generationi inservientibus del 1672. A livello sociale, Aristotele negli Oeconomica afferma che “la natura di ciascuno dei due esseri, maschile e femminile, è stata predisposta dalla divinità in vista della loro unione: essi sono distinti tra loro, in quanto non hanno la capacità necessaria a tutte le cose, ma in taluni casi a cose opposte, pur tendendo allo stesso scopo”. Inoltre, il sesso è considerato esistente allo scopo della generazione, considerata come il caso paradigmatico del divenire, del mutamento, “nella prima categoria dell’essere”: il maschio rappresenta la causa efficiente, la femmina la causa materiale. A proposito dell’identità sessuale, troviamo che un animale “non è maschio o femmina dal punto di vista della sua totalità, ma di una facoltà e di una sua parte”. In sede anatomica “l’organo genitale femminile è disposto in modo contrario a quello maschile; la parte inferiore della regione pubica è cava e non prominente come quella maschile” e da ciò derivano “il principio maschile (attività) e il principio femminile (passività); così, un maschio castrato assumerà chiaramente la forma di una donna o quasi, come nel caso della trasformazione di un principio”. Egli pensava, anche, che l’aspetto fisico degli organi genitali era e rimane l’indicatore, solitamente attendibile, della capacità riproduttiva e, quindi, del genere, cui il bambino deve essere assegnato. Alquanto confuse sono le idee a proposito della funzione di tali organi: si parla comunemente di un seme maschile e di un seme femminile: quest’ultimo, non riferito all’ovulo, ma alla secrezione vaginale che accompagna l’atto sessuale, anche questo visto come unione della forma (maschile) con la materia (femminile). Ancora, Galeno riteneva che il testicolo destro producesse seme maschile e quello sinistro femminile; se nell’utero veniva riversato seme da entrambi i testicoli il prodotto del concepimento sarebbe risultato un ermafrodita. Alcuni secoli dopo, Avicenna privilegiò, invece, la sede dell’utero in cui veniva riposto il seme per la determinazione del sesso del nascituro: se la deposizione veniva nella parte destra, sarebbe nato un maschio, se nella parte sinistra una femmina. Nel XVI secolo, Parè suggerì che l’intersesso fosse prodotto dallo accoppiamento in cui il contributo della parte femminile era stato preponderante rispetto a quello maschile; in quei tempi infatti si riteneva che sia il maschio che la femmina avessero testicoli e che entrambi producessero seme. Doveva arrivare la fine dello ‘800, perché le cose si chiarissero, almeno in parte (Pinchera A. E Coll, 1991). Quando si parla, dunque, di differenziazione sessuale, bisogna considerare, dapprima, gli aspetti biologici alla base della formazione di individui sessualmente diversi: la stessa parola sesso nella sua radice linguistica (dal latino seco, separo) contiene intrinsecamente questo concetto e ci riporta ad una modalità di approccio basata sul principio di diversità, anche se ben sappiamo che ciò che divide, al contempo, unisce. Successivamente, fattori legati all’apprendimento, alla relazione con l’altro, in primis la relazione parentale, andranno a formare quegli aspetti legati al pensiero, così tipicamente umano, che rendono un individuo uguale all’altro nella appartenenza alla specie umana e così profondamente diverso nell’esperienza della vita. I vari “sessi”. Il presupposto biologico per una riproduzione sessuata è data dall’esistenza di un dimorfismo sessuale. L’acquisizione di questo dimorfismo nella specie umana presuppone un articolato, quanto complesso, lavoro di selezione operato dalla natura, la cui conoscenza, ancorché incompleta, è nozione relativamente recente. Solamente all’inizio di questo secolo, attraverso il riconoscimento dei cromosomi sessuali, si sono gettate le basi per un’adeguata comprensione del processo. Analizzando le modalità di definizione di questo dimorfismo dobbiamo ricordare, con Zwang, che si è soliti parlare di: - sesso genetico: corrisponde alla formula cromosomica differente negli uomini e nelle donne -44,XY per il maschio e 44,XX per la femmina-; questo sesso determina tutti gli altri.
- sesso cromatinico: nelle cellule somatiche delle donne il nucleo è dotato di un corpuscolo particolare situato contro la sua parete esterna, detta cromatina di Barr e che corrisponde al cromosoma X. E’ assente nelle cellule maschili.
- sesso gonadico: risultante dalla differenziazione in ovaie e testicoli della gonade primitiva.
- sesso ormonale o endocrino: determinato dalla produzione di androgeni o di ormoni femminili. Da esso dipendono i seguenti sessi:
- sesso gonadoforo: condizionato dai canali vettori utilizzati dalla ghiandola genitale, rispettivamente, canali di Wolff nell’uomo e condotti di Muller nella donna.
- sesso ipotalamico: determinato dal tipo di produzione degli ormoni stimolanti la secrezione delle gonadi: produzione continua nell’uomo e produzione ciclica nella donna. Non è escluso che presieda al sesso comportamentale.
- sesso genitale esterno: è questo il sesso dello stato civile, dichiarato alla nascita in base all’aspetto degli organi genitali.
- sesso somatico: corrisponde all’aspetto particolare dell’insieme del corpo, taglia, peso pelosità etc., tutti caratteri sessuali secondari, che stanno a fondamento della differenziazione sessuale morfologica, completa dopo la pubertà.
- sesso gametico: legato alla produzione di spermatozoi o di ovuli.
- sesso di allevamento: comprende tutte quelle modalità, espressioni, giuochi, abbigliamento etc., con cui il bambino/a, vengono allevati, secondo la modalità di assegnazione sessuale esercitata dai genitori, di solito in relazione al sesso dei genitali esterni.
- sesso psicologico e sociale: si esprimono attraverso l’identità, il ruolo e le scelte d’oggetto sessuale, (la meta) dal momento che in essi confluiscono aspetti psicologici, sociali comportamentali e culturali.
|