Prof. Ciro Basile Fasolo
 

Il Transessualismo

Il Transessualismo rientra nella più vasta categoria dei DISTURBI DELL’IDENTITÀ DI GENERE, nota in precedenza come DISFORIA DI GENERE.

Il termine “disforia di genere” (DG) descrive un gruppo eterogeneo di persone che esprimono vari gradi di insoddisfazione per il loro genere anatomico e il desiderio di possedere i caratteri sessuali secondari del sesso opposto.

La caratteristica essenziale dei disturbi inclusi in questa sottoclasse è l’incongruenza tra il sesso ufficialmente assegnato (di solito, il sesso registrato sul certificato di nascita) e l’identità di genere.

Alcune forme di alterazione dell’identità di genere costituiscono un continuum, mentre altre possono risultare distinte.

  • Alterazione dell’identità di genere lieve: il soggetto si rende conto di essere maschio o femmina, ma prova disagio e senso di estraneità nei riguardi del sesso assegnato.
  • Alterazione dell’identità di genere grave: come nel Transessualismo, il soggetto non solo è a disagio verso il sesso assegnato, ma ha la sensazione di appartenere al sesso opposto.

Nella grande maggioranza dei casi l’esordio del disturbo può essere rintracciato nella fanciullezza. In rari casi, tuttavia, un adulto potrà presentare per la prima volta al medico un problema d’identità di genere e riferire che i primi segni del disturbo si sono manifestati nell’età adulta.

I disturbi dell’identità, in base a criteri principalmente clinici, si possono dividere in:


1- Disturbi dell’identità di genere della fanciullezza


per le Femmine:


A - Persistente e intenso disagio circa il fatto di essere una femmina, e desiderio radicato di essere un ragazzo (non semplicemente desiderio per qualche supposto vantaggio culturale derivante dall’essere un maschio), oppure insistenza sul fatto di essere un ragazzo.


B - L’una o l’altra delle seguenti voci:

  • persistente, marcata avversione al normale abbigliamento femminile, e insistenza nell’indossare tipici indumenti maschili, es. biancheria da ragazzo e altri accessori.
  • persistente rifiuto delle strutture anatomiche femminili, evidenziata da almeno una delle seguenti voci:
    • affermazione di possedere o che le crescerà il pene;
    • rifiuto di urinare in posizione seduta;
    • affermazione che non desidera che le crescano le mammelle o le vengano le mestruazioni.


C - La ragazza non ha ancora raggiunto la pubertà.


per i maschi:

A - Persistente ed intenso disagio per il fatto di essere maschi e desiderio intenso di essere una femmina, oppure, più raramente, insistenza sul fatto di essere una ragazza.


B - L’una o l’altra delle seguenti voci:

  • interesse per le attività tipicamente femminili, dimostrata dalla preferenza per il travestimento, la simulazione dell’abbigliamento femminile, oppure da un desiderio intenso di partecipare ai giochi e ai passatempi delle ragazze ed al rifiuto dei giocattoli, giochi e delle attività tipicamente maschili.
  • persistente rifiuto delle strutture anatomiche maschili, indicato da almeno una delle seguenti affermazioni ripetute:
    • che crescendo diventerà una donna (non solamente come ruolo)
    • che il pene o i testicoli lo disgustano, o che scompariranno
    • che sarebbe meglio non avere né pene né testicoli


C - Il ragazzo non ha ancora raggiunto la pubertà.

 

Questo disturbo non rappresenta solamente un atteggiamento di opposizione del bambino ai comportamenti stereotipati legati al sesso, come l’atteggiamento da “maschiaccio” in una femmina o l’atteggiamento effemminato in un ragazzo, ma, piuttosto, una profonda alterazione del normale senso di mascolinità o di femminilità.

In aggiunta, in una femmina, vi è persistente marcata avversione verso il normale abbigliamento femminile e insistenza nel voler indossare tipici abiti maschili oppure persistente rifiuto delle sue caratteristiche anatomiche femminili; in un maschio, vi è o particolare interesse per le attività tipicamente femminili oppure rifiuto persistente delle sue caratteristiche anatomiche maschili.

Questa diagnosi non viene fatta dopo l’esordio della pubertà. Le ragazze con questo disturbo hanno regolarmente compagni maschi ed un avido interesse per gli sports e i giochi violenti; esse non mostrano alcun interesse per le bambole o per il “giocare alla casa” (a meno di fare la parte del padre o di un altro maschio). Più raramente, una ragazza con questo disturbo rifiuta di urinare in posizione seduta, afferma di avere o che le crescerà il pene, non desidera che le cresca il seno o che le vengano le mestruazioni oppure sostiene che crescendo diventerà un uomo (non solamente come ruolo).

I maschi con questo disturbo di solito sono interessati alle attività tipicamente femminili. Essi possono avere preferenze per indossare abiti da ragazza o da donna oppure possono costruirseli con il materiale a disposizione quando non hanno a disposizione gli articoli originali. Il travestimento tipicamente non suscita eccitamento sessuale, a differenza del Feticismo di Travestimento.

Essi, spesso, hanno un desiderio compulsivo di partecipare ai giochi e ai passatempi delle ragazze. Le bambole sono spesso il loro giocattolo favorito e le ragazze sono regolarmente le loro favorite compagne di gioco. Quando giocano alla “casa” viene classicamente adottato il ruolo di una femmina. I giochi violenti e gli sports vengono generalmente evitati. Gesti ed azioni, spesso, sono giudicati in rapporto agli stereotipi culturali della femminilità e il ragazzo, di solito, deve sottostare agli scherzi o al rifiuto del gruppo di coetanei maschi, mentre questo si verifica raramente fra le ragazze fino all’adolescenza.

I maschi con il disturbo possono affermare che crescendo diventeranno donne (non solamente nel ruolo). In rari casi un ragazzo con questo disturbo sostiene che il suo pene e i sui testicoli lo disgustano o che scompariranno oppure che sarebbe meglio non avere né pene né testicoli. Alcuni bambini rifiutano di frequentare la scuola a causa delle prese in giro o delle pressioni ad indossare abiti tipici del loro sesso assegnato. La maggior parte dei bambini con questo disturbo negano di trovarne disagio, a meno che ciò non li porti ad una situazione di conflitto con le aspettative della famiglia o coi coetanei.


Manifestazioni associate.

Alcuni di questi bambini e, particolarmente le femmine, non mostrano altri segni di psicopatologia. Altri possono mostrare gravi segni di alterazione, come ritiro sociale, ansia di separazione o depressione.


Età di insorgenza e decorso.

La maggioranza dei ragazzi con questo disturbo iniziano a manifestarlo prima dei quattro anni. L’ostracismo sociale aumenta nel corso delle prime classi scolastiche e la conflittualità interpersonale diventa rilevante a circa setto otto anni. Nel corso delle ultime classi scolastiche, il comportamento femminile più grossolano può attenuarsi. Le ricerche indicano che da 1/3 a 2/3 o più dei ragazzi con questo disturbo sviluppano un orientamento omosessuale durante l’adolescenza. Per le femmine, l’età d’esordio è pure precoce, ma la maggior parte abbandona l’atteggiamento di esagerata insistenza sulle attività e sull’abbigliamento maschile nel corso della tarda fanciullezza o dell’adolescenza. Una minoranza mantiene l’identificazione maschile ed alcune di queste sviluppano un orientamento omosessuale. Mentre la maggior parte dei soggetti con transessualismo riferiscono di aver avuto problemi d’identità di genere durante la fanciullezza, studi catamnestici sui bambini con Disturbi dell’Identità di Genere della fanciullezza indicano che molto pochi sviluppano il Transessualismo nell’adolescenza o nell’età adulta. In un piccolo numero di casi il disturbo evolve in transessualismo, oppure in Disturbo dell’Identità di Genere dell’Adolescenza o dell’Età Adulta, tipo non transessuale. Relazioni positive con i coetanei dello stesso sesso sono assenti o difficili da stabilire. Il grado di menomazione varia da nessuno a estremo ed è collegato alla gravità della psicopatologia associata e alla reazione dei coetanei e della famiglia al comportamento del soggetto.


Fattori predisponenti.

Le ricerche indicano che le caratteristiche del bambino, dei genitori o di altri agenti sociali, come i sostituti dei genitori e i fratelli, possono costituire fattori predisponenti per lo sviluppo del disturbo. Nei maschi le caratteristiche possono includere tratti fisici “effemminati”, avversione ai giochi violenti, ansia di separazione e una storia di precoce ospedalizzazione. Le caratteristiche più rilevanti dei genitori e delle altre figure influenti dell’entourage del bambino possono includere scarso rinforzo del normale comportamento legato al ruolo di genere, assenza o non disponibilità del padre e incentivazione di un estremo attaccamento fisico e psicologico a sé da parte del soggetto e uno scarso rinforzo dei normali comportamenti legati al ruolo di genere da parte dei genitori possono contribuire allo sviluppo del disturbo.


Diagnosi differenziale.

Per bambini il cui comportamento semplicemente non si adatta allo stereotipo culturale di mascolinità o di femminilità non dovrebbe essere emessa questa diagnosi, a meno che non sia presente la sindrome completa. Le anomalie fisiche degli organi sessuali sono raramente associate con il Disturbo dell’Identità di Genere della Fanciullezza; quando presenti, i disturbi fisici dovrebbero essere registrati sull’Asse III.

2 - Transessualismo

Si può definire clinicamente come:


A - Persistente disagio e senso di estraneità al riguardo del proprio sesso assegnato.


B - Persistente preoccupazione, della durata di almeno due anni, di sbarazzarsi delle proprie caratteristiche sessuali, primarie e secondarie, e di acquistare le caratteristiche sessuali dell'altro sesso.


C - Il soggetto ha raggiunto la pubertà.


Da specificare la storia dell’orientamento sessuale: asessuale, omosessuale, eterosessuale o non specificata.
Le caratteristiche essenziali di questo disturbo sono persistente disagio e senso di estraneità a riguardo del proprio sesso assegnato in un soggetto che ha raggiunto la pubertà.


In aggiunta vi è persistente preoccupazione, per almeno due anni, di sbarazzarsi delle proprie caratteristiche sessuali primarie e secondarie e di acquisire le caratteristiche sessuali dell’altro sesso. Pertanto la diagnosi non viene fatta se l’anomalia è limitata a brevi periodi di stessa.

Invariabilmente, vi è il desiderio di vivere come un membro dell’altro sesso. Nei rari casi in cui vi è presente intersessualità fisica o un anomalia genetica, in tale condizione dovrebbe essere registrata sull’asse terzo. I soggetti con questo disturbo, di solito, lamentano di sentirsi a disagio a indossare gli abiti propri del loro sesso assegnato e di conseguenza indossano abiti dell’altro sesso. Spesso si dedicano ad attività che nella nostra cultura tendono ad essere associate con altro sesso.

Questi soggetti spesso trovano ripugnanti i propri genitali, il che può portare a insistenti richieste di cambiamento di sesso con mezzi ormonali o chirurgici. In gradi variabili, il comportamento, l’abbigliamento e le maniere diventano quelli dell’altro sesso. Con il travestimento e con il trattamento ormonale (e per i maschi con elettrodepilazione), alcuni maschi, e alcune femmine affette dal disturbo diventano relativamente indistinguibili dai membri dell’altro sesso. Tuttavia, anche dopo il cambiamento di sesso, molti soggetti hanno ancora qualche tratto fisico del loro sesso originario, che un osservatore attento può riconoscere.


Manifestazioni associate.

Generalmente vi sono coesistenti alterazioni della personalità, da moderate a gravi. Frequentemente il soggetto accusa notevole ansia e depressione, che può attribuire all’impossibilità di vivere nel ruolo del sesso desiderato.


Decorso.

Senza trattamento, il decorso del disturbo risulta cronico, ma si verificano casi con remissione apparentemente spontanea. L’esito a lungo termine dei trattamenti combinati psichiatrici, ormonali e di cambiamento di sesso non è ben conosciuto. Molti soggetti funzionano meglio per anni dopo tali trattamenti, ma sono stati riportati numerosi casi in cui è stato richiesto un nuovo cambiamento di sesso. I soggetti con Transessualismo da femmina a maschio sembrano rappresentare un gruppo più omogeneo rispetto a quelli che presentano un Transessualismo da maschio a femmina, in quanto hanno più facilmente una storia di omosessualità e un decorso più stabile, con o senza trattamento.


Età di insorgenza.

I soggetti che sviluppano il Transessualismo quasi invariabilmente riferiscono di aver avuto problemi di identità di genere nella fanciullezza. Qualcuno afferma di essere stato segretamente al corrente del proprio problema di genere, ma che questo non era evidente ai familiari e agli amici. Sebbene l’esordio della sindrome completa avvenga più sovente nella tarda adolescenza o nella prima vita adulta, in alcuni casi il disturbo ha un esordio più tardivo.


Menomazione e complicanze.

Frequentemente il funzionamento sociale e lavorativo risulta marcatamente menomato, in parte a causa della psicopatologia associata e in parte a causa dei problemi incontrati cercando di vivere nel ruolo del genere desiderato. E’ comune la depressione, che può portare a tentativi di suicidio. In rari casi i maschi possono mutilarsi i genitali.


Fattori predisponenti.

La presenza di intensa e generalizzata effeminatezza nella fanciullezza in un maschio, oppure la presenza di mascolinità nella fanciullezza in una femmina, aumentano la probabilità di Transessualismo. Questo sembra solitamente svilupparsi nel contesto di una relazione disturbata con uno o con tutti e due i genitori. Alcuni casi di Disturbo dell’Identità di Genere dell’Adolescenza o della Vita Adulta, Tipo non Transessuale, evolvono in Transessualismo.


Prevalenza.

La prevalenza stimata è di 1:37.000 per i maschi biologici.


Distribuzione fra i sessi.

I maschi chiedono aiuto alle cliniche specializzate nel trattamento di questo disturbo più comunemente delle femmine. Il rapporto varia da 8:1 a 1:1.

Familiarità. Nessuna informazione.


Diagnosi differenziale.

Alcuni soggetti con alterata identità di genere, possono, in isolati periodi di stress, desiderare di appartenere all’altro sesso e di sbarazzarsi dei loro genitali. In tali casi dovrebbe essere presa in considerazione una diagnosi di Disturbo dell’Identità di Genere non Altrimenti Specificato, giacché la diagnosi di Transessualismo viene fatta solamente quando l’alterazione è risultata continuativa per almeno due anni. Nella Schizofrenia vi può essere il convincimento delirante di appartenere all’altro sesso, ma è abbastanza raro. L’insistenza da parte di una persona con Transessualismo sul fatto di appartenere all’altro sesso non è, in senso ristretto, un delirio, giacché ciò significa invariabilmente che la persona si sente come un membro dell’altro sesso, piuttosto che essere realmente convinto di appartenere all’altro sesso. In casi molto rari tuttavia, Schizofrenia e Transessualismo possono coesistere. Sia nel Feticismo di travestimento che nel Disturbo dell’Identità di Genere dell’Adolescenza o dell’Età Adulta, Tipo non Transessuale, vi può essere travestimento. Ma, a meno che questi disturbi non evolvano in transessualismo, non vi è nessun desiderio di sbarazzarsi dei genitali.


Tipi.

Il disturbo viene suddiviso a seconda della storia dell’orientamento sessuale in: asessuale, omosessuale (verso lo stesso sesso), eterosessuale (verso il sesso opposto) o non specificato. Nella prima categoria, “asessuale”, il soggetto riferisce di non avere mai avuto forti sentimenti sessuali. Spesso vi è una storia aggiuntiva di scarsa o assente attività o piaceri derivati dei genitali. Nel secondo gruppo, “omosessuale”, viene riscontrata una predominante modalità di eccitamento omosessuale precedente l’esordio del Transessualismo, nonostante spesso tali soggetti neghino il loro orientamento omosessuale, poiché sono convinti di essere “realmente” dell’altro sesso. Nel terzo gruppo, “eterosessuale”, il soggetto sostiene di aver avuto un orientamento eterosessuale.

3 - Disturbo dell’identità di genere dell’adolescenza o dell’età adulta, tipo non transessuale (DIGAEATNT).


A - Persistente o ricorrente disagio o senso di estraneità al riguardo del proprio sesso assegnato.


B - Persistenti o ricorrenti travestimenti e assunzioni del ruolo dell'altro sesso, fantasticati o attuati, non al fine di suscitare eccitamento sessuale (come avviene nel feticismo di travestimento).


C - Non vi è persistente preoccupazione (della durata di almeno due anni), di sbarazzarsi delle proprie caratteristiche sessuali, primarie e secondarie, e di acquisire le caratteristiche sessuali dell'altro sesso (come avviene nel transessualismo).


D - Il soggetto ha raggiunto la pubertà. Specificare la storia dell'orientamento sessuale: asessuale, omosessuale, eterosessuale o non specificata.


Le manifestazioni essenziali di questo disturbo sono un persistente o ricorrente disagio e un senso di estraneità a riguardo del proprio sesso assegnato e un persistente o ricorrente scambio di ruolo e di abbigliamento con l’altro sesso, fantasticato o attuato, in un soggetto che ha raggiunto la pubertà.


Questo disturbo si differenzia dal Feticismo di Travestimento, in quanto il travestimento non ha lo scopo di suscitare eccitamento sessuale; esso differisce dal Transessualismo in quanto non vi è persistente preoccupazione (della durata di almeno 2 anni) di sbarazzarsi delle proprie caratteristiche sessuali primarie e secondarie e di acquisire le caratteristiche sessuali dell’altro sesso.


Alcuni soggetti con questo disturbo avevano in precedenza un Feticismo di Travestimento, ma non provano più eccitamento sessuale dal travestimento. Altri soggetti con questo disturbo sono omosessuali che si travestono. Questo disturbo è comune tra gli imitatori di personaggi femminili.


I fenomeni di travestimento spaziano dall’indossare, sporadicamente e in solitudine, abiti femminili ad una massiccia identificazione femminile nei maschi, all’identificazione maschile nelle femmine e al coinvolgimento nella sub-cultura dei travestiti.

Più di un articolo di abbigliamento dell’altro sesso può essere implicato e il soggetto può abbigliarsi in modo completo come un membro del sesso opposto. Il grado in cui il soggetto travestito può somigliare a un membro dell’altro sesso varia a seconda delle maniere, dell’habitus corporeo e dalle capacità di travestimento. Quando non si traveste, il soggetto appare di solito come un membro abbastanza anonimo del proprio sesso assegnato.


4 - Disturbo dell’identità di genere non altrimenti specificato.

Alterazioni dell'identità di genere che non sono classificabili come specifici Disturbi dell'Identità di Genere.

Non tutti i pazienti che si presentano con una DG soggettiva e che riferiscono principalmente “io voglio cambiare sesso“ o “sono una donna intrappolata in un corpo di uomo” sono transessuali. Mentre l’incidenza del transessualismo maschio-femmina è stimata in circa 1:37.000 nei maschi biologici, l’incidenza di una severa DG è ritenuta essere almeno 10 volte superiore e ciò in base alle diagnosi dei pazienti osservati in vari centri per i DG, sia del Nord America che dell’Europa. L’incidenza del transessualismo femmina-maschio è stata riportata in 1:100.000 nelle donne biologicamente tali, anche se Lothstein ritiene che l’incidenza attuale sia simile a quella dei maschi ma con un quadro clinico meno completo.


Money e Gaskin (1971) suggeriscono un ipotesi di lavoro:


“la maggior parte dei casi di transessualismo è riferibile ad un’alterazione del periodo critico nella differenziazione dell’identità di genere, con una particolare ma non ancora ben specificata vulnerabilità”.
Transessualismo è stato trovato occasionalmente associato ad anomalie cromosomiche come, la sindrome di Klinefelter e a vari mosaicismi risultanti in ermafroditismi, anche se molti pazienti non presentano alterazioni di genere.


Inoltre il TS è stato associato con anomalie endocrine soprattutto deficienza di 5--Reduttasi con conseguente pseudo-ermafroditismo maschile, anche se il significato di questi dati non è chiaro. Molti pazienti con disturbi causati da anomalie genetiche e ormonali sviluppano una identità e un ruolo congruenti con il sesso assegnato alla nascita o subito dopo di essa. Tuttavia, sembra che la probabilità di sviluppare disturbi dell’Identità di Genere sia modestamente più elevata nei disturbi intersessuali.


Clinica


Molti pazienti con DG si presentano all’andrologo, al sessuologo, all’endocrinologo o allo psichiatra chiedendo un cambio di sesso chirurgico o una terapia ormonale e non è raro che il paziente maschio alla prima visita o subito dopo si lamenti di essere “una donna intrappolata in un corpo da uomo” e può affermare di essere transessuale, spesso riferendo storie simili a quelle di noti transessuali.


L’età in genere varia da 13 a 40 anni. Le pazienti femmine si presentano di solito convinte di essere transessuali e chiedono con urgenza una mastectomia, isterectomia e terapie con T. Tipicamente questi pazienti riferiscono una lunga storia di abbigliamento dell’altro sesso (cross-dressing), che spesso data fin dalla preadolescenza con notevole sviluppo durante la pubertà e prolungamento indisturbato nell’età adulta.


Nei maschi nell’ultima adolescenza e prima età adulta può comparire brevemente un periodo di ipermascolinità, con completa eliminazione degli atteggiamenti e abiti femminili, nel tentativo di respingere i sentimenti del genere opposto (cross-gender feelings). Qualche volta il paziente maschio viene fin dalla prima visita vestito da donna ed in taluni casi si è già sottoposto a trattamenti ormonali illeciti, elettrolipolisi o altri trattamenti, che aggiunti ad una naturale o appresa gestualità di tipo femminile, lo convincono di poter passare per donna.

Così le pazienti femmine spesso si vestono da uomini per anni prima di arrivare allo psichiatra. Inoltre, spesso, la storia di questi pazienti include:

  1. interesse precoce per le attività dell’altro sesso (cross-gender activities), come ad esempio giochi di bambole nei maschi o interessi per i giochi e sports rozzi e violenti nelle femmine;
  2. allontanamento e ostracismo da parte delle persone per bene;
  3. figura paterna distante, sia fisicamente che emozionalmente
  4. una relazione intima insoddisfacente.

Tuttavia, molti pazienti maschi si sposano e allevano figli, mentre ciò e meno frequente nelle femmine.

L’incidenza di una comorbidità di condizioni psichiatriche in questi pazienti non è ben determinata e di difficile stima. Tuttavia, le storie di trattamenti psichiatrici per abuso di sostanze, disturbi dell’adattamento nell’adolescenza e di depressione con ideazione suicidaria, non sono rare: si calcola che fino al 12% di pazienti con DG abbia ricevuto un trattamento psicofarmacologico nel corso della vita, spesso con mutilazioni genitali, con o senza psicosi concorrenti. La maggior parte delle 53 femmine transessuali riportate da Lothstein soffrivano di disturbi concomitanti in Asse I e Asse II (abuso di sostanze, schizofrenia, depressione e disturbi di personalità).


Inquadramento e diagnosi differenziale di DG

La diagnosi differenziale di Disforia di Genere, Transessualismo e Travestitismo comprende prove di laboratorio, aspetti fisici e psichiatrici.


Esami di laboratorio

I tests standard di laboratorio, quali la valutazione dei livelli plasmatici di gonadotropine, degli ormoni sessuali (Testosterone, estradiolo-17-ß) e degli steroidi surrenalici non contribuiscono, quasi mai, alla diagnosi di transessualismo e di solito si eseguono per completezza del quadro clinico.


Al contrario, possono risultare di estrema utilità nel rilevare eventuali trattamenti ormonali cui si sia sottoposto il paziente. In caso si sospetti una Sindrome di Klinefelter o un’altra condizione su base cromosomica, le indagini andranno completate con lo studio della mappa cromosomica.


Prove psicologiche

Non esistono tests o batterie di tests psicologici per la diagnosi specifica di transessualismo (Money e Walker); piuttosto, vengono somministrati strumenti diagnostici per la valutazione di disturbi secondari, quali depressione, disturbi del pensiero etc. Strumenti di valutazione, quali sottoscale del Minnesota Multiphasic Personality Inventory (MMPI) sono al momento sotto revisione


Indagine anamnestica

La maggior parte delle informazioni diagnostiche proviene dalla raccolta dell’anamnesi, integrando i dati offerti dal paziente con informazioni fornite da almeno un membro della famiglia. Talora si ricorre a dati rilevabili presso la scuola, l’assistenza sociale, altri specialisti , ospedali o dalla polizia.


Inoltre, Money e Walker propongono, per la diagnosi di transessualismo, la Prova di vita reale, consistente nello sperimentare per due anni una vita reale nell’altro sesso.

Questo richiede che la persona sia ristabilita a livello ormonale, sociale, professionale, economico e interpersonale nel sesso della riattribuzione, prima che venga compiuto un passo irrevocabile. L’unica eccezione chirurgica è quella dei transessuali femmina-maschio, in cui può essere necessaria una mastectomia per permettere al paziente di accedere a professioni maschili.

La prova di vita reale permette ad un transessuale di sperimentare cosa significa essere trattati quotidianamente come membri dell’altro sesso, costituendo, così, un completamento imprescindibile all’intima convinzione di appartenere al sesso opposto. In realtà, pochi pazienti resistono a tale prova: un piccolo gruppo rinuncia all’intervento e si stabilizza in un ruolo di omosessuale, per lo più con abbigliamento di tipo unisex, in seguito riprendendo una vita reale. U

na parte importante è costituita dalla reazione alle terapie ormonali.


Nella maggior parte dei pazienti con DG i risultati dell’esame obiettivo e di laboratorio sono normali e non si evidenziano patologie associate o responsabili dei sintomi collegati al genere. Inoltre, in aggiunta alla diagnosi di transessualismo, altre condizioni psichiatriche possono acquisire come sintomi rilevanti in questi pazienti e in tal senso la nosologia del DSM-III-R si limita a descrivere le condizioni dei pazienti con DG.


Il Travestitismo (TV) è elencato nel DSM-III-R nei disturbi sessuali e non nei disturbi della identità di genere, come feticismo di travestimento in maschi eterosessuali. Dal punto di vista quantitativo questa diagnosi è maggiormente prevalente nella popolazione con DG di solito in accordo con psicopatologie aggiuntive a decorso limitato. Molti travestiti stressati da fattori psico-sociali acuti o con depressione cronica mostrano sintomi di DG episodicamente nella loro vita.

Le loro storie spesso sono simili a quelle dei transessuali, ma di solito non durano o durano meno di due anni. Alcuni di questi pazienti con diagnosi primaria possono evolvere più tardi nell’età in “Transessuali secondari”, con una involuzione del travestimento feticistico ed una fissazione sulla DG. Hoenig e Kenna hanno affermato che anche se il TS di per sé non rappresenta una preferenza erotica anomala, spesso questo è preceduto da un periodo di travestitismo o è accompagnato da un feticismo di travestimento.


Brown propone alcune domande utili per la diagnosi differenziale di TV da DG acuta:

  1. Che cosa succederebbe se dovesse interrompere il travestitismo? Il travestito usualmente descrive uno stato di estrema ansia ed irritabilità, che si risolvono con il travestimento, spesso accompagnato da masturbazione.Il transessuale primario descrive uno stato disforico non associato alla sessualità ed è in grado di evitare il travestimento per un periodo di tempo, se ciò gli viene chiesto.
  2. Ha mai sofferto di eventi stressanti di ordine familiare o lavorativo negli ultimi 2 anni? Non è raro che i travestiti sviluppino tali comportamenti dopo la perdita del lavoro, della moglie o della ricchezza, mentre la DG dei transessuali primari non è collegata una perdita, anche se l’intensità può fluttuare durante la vita
  3. Quali toilettes pubbliche di solito usa? Il travestito di solito usa le toilettes delle donne solo quando è vestito da donna, mentre il transessuale, che è convinto di passare per donna, usa ambienti femminili il più possibile.
  4. Urina in piedi o seduto? Si tocca il pene urinando o durante la masturbazione? Il travestito tiene in considerazione i propri genitali, trae piacere da essi e generalmente non presenta la repulsione intensa per i genitali, riferite, invece, dal transessuale. Il transessuale tende a sedersi per urinare e può adottare tecniche masturbatorie, che evitino il contatto genitale diretto.


Diagnosi di alterazioni concorrenti in Asse II

Interessi in campo genitale, insicurezza di genere e di ruolo sono fenomeni comuni nell’ambito della Schizofrenia Paranoide. La coesistenza di TS e Schizofrenia non è infrequente, anche se il paziente con Schizofrenia Cronica residua può presentare un quadro clinico con DG, quali sintomatologia conclamata in assenza di una attiva o recente psicosi; questi pazienti possono anche presentarsi ad un pronto soccorso dopo mutilazioni genitali .


I disturbi di personalità borderline sono i soli che in Asse II sono inclusi nella diagnosi differenziale di DG come -marcati e persistenti disturbi di identità-. Tali pazienti infatti suggeriscono a Kavanaugh e Volkan di descrivere il trattamento chirurgico per transessualismo come “un nuovo tipo di psico-chirurgia”. Una diagnosi di concorrente alterazione in Asse II è formulata nel 50-70% nei pazienti con disturbi di identità di genere in Asse I, soprattutto borderline, personalità antisociali, istrioniche e schizoidi. In tal senso altri autori ritengono che i disturbi in Asse II sono sempre presente nei transessuali.


Feticismo di travestimento

Le manifestazioni essenziali di questo disturbo sono ricorrenti impulsi sessuali e fantasie sessualmente eccitanti, della durata di almeno 6 mesi, che riguardano il travestimento. Il soggetto ha messo in atto questi impulsi oppure risulta marcatamente a disagio a causa loro.

Tra gli oggetti feticistici più comuni, vi sono mutandine, sottovesti femminili, calze, scarpe, stivali o altri articoli di abbigliamento. Il soggetto, affetto da feticismo, frequentemente, si masturba tenendo in mano, strofinando o odorando, l’oggetto feticistico; oppure, ancora, può chiedere al suo partner di indossare tale oggetto, durante i rapporti sessuali. Solitamente, il feticcio appare necessario oppure fortemente preferito, ai fini dell’eccitamento sessuale ed, in sua assenza, vi può essere un deficit erettivo nei maschi.

La diagnosi non viene fatta quando i feticci si limitano agli articoli di vestiario femminile, usati per il travestimento, come nel feticismo di travestimento oppure quando l’oggetto risulta stimolante per i genitali, in quanto è stato progettato per quello scopo, come ad esempio un vibratore.

Solitamente, il disturbo comincia verso l’adolescenza, sebbene il feticcio possa essere stato caricato di significati speciali in epoca antecedente, nella fanciullezza. Una volta instaurato, il disturbo tende ad essere cronico.

Prof. Ciro Basile Fasolo » Specialista in Andrologia, Perfezionato in Sessuologia Medica, Perfezionato in Bioetica
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comunicazione, etica, bioetica, andrologia, sessuologia,medico, scrittore
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